Incontro analitico con lo psicotico

Calamandrei (2016 p. 120-121) nel suo libro “L’identità creativa: psicoanalisi e neuroscienze del pensiero simbolico e metaforico” ci aiuta a capire ciò che accade nell’incontro analitico con lo psicotico quando “pensiamo il suo mondo interno” allocandoci nel guado tra simbiosi e distanze siderali, come ci insegna il PPM : “ Nella nostra mente si formano dei modelli interni, già proto-metafore immaginative e di aspettativa sul mondo esterno, per arrivare a simulare internamente ciò che ci sta accadendo o che accadrebbe se compissimo una certa azione[…] La creazione di una scena attesa è determinata prevalentemente dai vissuti soggettivi, che l’esperienza ha determinato in quel soggetto e che possono quindi essere, solamente, da lui, desiderati o temuti. Le scene verranno create a partire dall’emotività”, aggiungerei dallo psicosomatico. Dunque rispetto all’incontro con lo psicotico noi ci approcciamo già con l’aspettativa di non esistere per lui, sia nel senso dell’indistinzione simbiotica sia nel senso di un distanziamento siderale tale da non percepirci, per cui sviluppiamo delle proto-metafore immaginative che incontreranno i suoi modi deneganti. Decidendo di non esistere volontariamente con lo psicotico, facendo nostro il diniego, intervenendo pochissimo e solo intuendo ciò che si aspetta da noi e riesce a reggere, noi realizziamo la sintonizzazione con il suo pre-oggetto e perciò favoriamo la sua vita nella nostra mente, inserendoci nella dialettica pulsioni di vita- pulsioni di morte.